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mercoledì 27 ottobre 2010

PELLEGRINAGGIO SULLA VIA FRANCIGENA PER ASSAPORARE IL GUSTO DEL CAMMINO

Molti fra giovani e adulti delle parrocchie della diocesi laziali e amanti dei cammini a piedi, hanno già dato la loro adesione e sabato 30 ottobre, si daranno appuntamento presso la Basilica del Santo Sepolcro nella Concattedrale di Acquapendente per il 2° pellegrinaggio a piedi sulla Via Francigena.
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L’iniziativa è stata promossa dalla Diocesi con l’Ufficio Pastorale per il Tempo Libero, Sport, Pellegrinaggi e Via Francigena in collaborazione con Pastorale Giovanile ed Universitaria. Condurranno il Pellegrinaggio Don Emanuele Germani dell’ufficio stampa della diocesi e Domenico Orlandi esperto pellegrino. È il secondo appuntamento programmato in questo anno 2010 voluto proprio per far fare a tutti un’esperienza di pellegrinaggio unica nei luoghi intorno al lago di Bolsena toccati sin dal medioevo da celebri e nello stesso tempo semplici pellegrini che dall’Inghilterra si recavano a Roma sulla tomba dei Papi per innalzare preghiere e chiedere perdono per i propri peccati.
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Sarà questo l’intento, cioè far assaporare il “gusto” del cammino. La vita è un itinerario, allora anche nella vita di tutti e di ciascuno occorre sempre tener presente l’aspetto della fatica, del sudore del cammino che però può diventare, se fatto con generosità e fede, strada di conversione e di espiazione per i propri peccati.
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L’altro fine sarà quello di far conoscere ai condiocesani una strada (la Via Francigena) che è conosciuta in tutto il mondo ed è percorsa ogni anno da migliaia di pellegrini e che per molti invece è sconosciuta e da molti altri ancora trascurata. Il momento di preghiera alle ore 9 del mattino nella Cripta del S. Sepolcro di Acquapendente darà il tono a tutto il pellegrinaggio di circa 20 km fino all’altra grande Basilica a Bolsena che custodisce le reliquie della piccola martire S. Cristina e conserva gelosamente la memoria del miracolo Eucaristico conosciuto comunemente del “Corpus Domini”. Un momento alto e di profonda partecipazione da parte di tutti i componenti del gruppo che, con l’arrivo della prossima primavera, intenderà sicuramente andare verso Roma e poi sicuramente verso Santiago de Compostela.
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mercoledì 20 ottobre 2010

I MIGLIORI MASTRI CIOCCOLATAI D’ITALIA SI RIUNISCONO A LANCIANO PER UN CHOCO-VILLAGE TUTTO GOLOSO

La città di Lanciano

«...operosa di industrie e di commerci, rinomata per le sue lane, sete, tele, reti e cordami, famosa per le sue Fiere antichissime dove traeva gran gente di lontano, popolosa di artigiani coi loro diritti e privilegi».

Unico nel suo genere in questa zona d’Italia, il Salone del Cioccolato “Chocovillage” si differenzia dai più blasonati eventi di Perugia, Milano, Torino e Bologna perché dedica particolare attenzione all’artigiano e alla sua maestria nel lavorare esclusivamente materie prime di alta qualità.

Un evento di questo genere, completamente basato sulla tradizione artigianale e sulla manualità dei migliori Mastri Cioccolatai d’Italia, non potrebbe trovare scenario migliore di Lanciano, che già in epoca medievale era rinomata per i suoi artigiani. Con i suoi agorai, vasai, tessitori di lane e sete e produttori di candele, solo per citarne alcuni, Lanciano dava vita a fiere che attiravano mercanti dalla provenienza più disparata, rendendola famosa a livello internazionale e inducendo, nel 1212, l’imperatore Federico II di Svevia a conferirle lo status di università demaniale, cioè città non sottoposta ad alcun feudatario, ma amministrata direttamente dal re.

L’Arte del Cioccolato” e la città di Lanciano sono dunque lieti darvi il benvenuto al 4° Salone del Cioccolato “Chocovillage ”, certi che la vostra gradita presenza contribuirà a rendere ancora più esclusivo questo incontro di professionisti della dolcezza.


“L’Arte del Cioccolato” è un’organizzazione il cui principale scopo è la diffusione della cultura del cioccolato, inteso come fonte di importanti nutrimenti nonché di piacere per il palato e per la mente.

Programma completo e info su: http://www.chocovillagelanciano.it
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lunedì 18 ottobre 2010

IL RAPPORTO STRETTO TRA SANTUARIO E PELLEGRINAGGIO: DA ROMA, SANTIAGO DI COMPOSTELA AD OGGI, I LUOGHI SACRI CHE NON TRAMONTERANNO MAI

La ricerca di senso e di purificazione interiore ha spinto l’uomo, fin dai tempi remoti, a viaggiare come pellegrino verso un luogo ritenuto sacro, attraverso sentieri spesso colmi di insidie e pericoli.
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Il pellegrinaggio rivestiva a volte un significato penitenziale per le colpe commesse, oppure veniva intrapreso per ottenere qualche beneficio materiale per se stessi o per i familiari, come la guarigione da una malattia.
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In tutte le religioni, l’interlocutore del viandante era la divinità stessa nel luogo ad essa consacrato. Il pellegrino cristiano dei primi secoli invocava il benessere del corpo o dell’anima direttamente a Cristo oppure ai suoi intercessori per eccellenza: la Madonna e gli apostoli che lo avevano conosciuto personalmente. Si pregava anche l’arcangelo Michele, custode della nascente Chiesa contro il Maligno sempre in agguato: l’angelo dell’Apocalisse che sconfigge il diavolo con la spada sguainata, rassicurava il cristiano dei primi secoli, ancora accerchiato dai residui del paganesimo.
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Giunto dall’Oriente, dove San Michele era venerato (vi si costruivano santuari detti Michaelion), il suo culto si diffuse in Italia fin dall’inizio del V secolo: il Liber pontificalis ricorda la basilica al settimo miglio della via Salaria, sulla collina del Giubileo, detta Mons Sancti Angeli fino al XVI secolo.
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Nel Medioevo la ricerca della salvezza spirituale tramite il viaggio divenne una ragione di vita per un'immensa folla di cristiani. Al punto che la concezione cristiana della vita si basava su un lungo peregrinare verso la liberazione dai peccati e dal dolore. D’altra parte lo stesso Cristo aveva esortato i fedeli dicendo: “Camminate, mentre avete la luce, perché le tenebre non vi sorprendano”. Un cammino che doveva avere una meta poiché Cristo rassicurava il pellegrino stanco con le sue parole di incoraggiamento: “Chi persevererà fino alla fine sarà salvato”.
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L’uomo medievale si sente costantemente un pellegrino su questa terra, viaggiando verso i luoghi della fede alla ricerca della Patria Celeste: in un primo momento a Gerusalemme, sulle orme della Passione di Cristo, e verso le Tombe di San Pietro e di San Paolo a Roma; in seguito si diffusero i pellegrinaggi al santuario di Monte Sant'Angelo in Puglia, consacrato all’arcangelo Michele nel V secolo, e a Santiago di Compostela nel nordovest della Spagna, dove, nel IX secolo, venne trovata l’urna con le presunte spoglie dell’apostolo Giacomo il Maggiore.
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Fra questi antichi itinerari il più battuto, almeno fino al XIV secolo, partiva da Santiago di Compostela e, passando dalla Francia, giungeva a Roma; poi, lungo lo stivale italico, arrivava a Monte Sant'Angelo, nella punta del Gargano, e dai porti pugliesi terminava, via mare, in Terra Santa. Numerosi sono i graffiti e le iscrizioni di varie epoche trovati nel santuario pugliese con i nomi dei pellegrini preceduti da una croce: dopo aver visitato Roma e Compostela, si accingevano a raggiungere Gerusalemme.
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Il santuario di Gerusalemme, quello dell’arcangelo Michele e i santuari di San Pietro a Roma e di San Giacomo di Compostela, in Spagna, rappresentavano i principali itinerari medievali, intorno ai quali si sviluppavano la spiritualità e la fede cristiana.
Il concetto di pellegrinaggio è, dunque, in stretto rapporto con il concetto di santuario, essendo il primo elemento integrante del secondo: il pellegrino ha bisogno del santuario e il santuario ha bisogno del pellegrino. In particolare, occorre sottolineare come, per i cristiani, il santuario sia legato alla Madonna, essendo Ella legata a Cristo. Non esiste infatti al mondo alcuna chiesa cattolica che non sia dedicata a Maria o in cui non vi sia un altare, una statua, un quadro in suo onore.
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La vita dei santi, in duemila anni di cristianesimo, ha scritto nella storia della Chiesa le sue pagine migliori: per rimanere in Italia basti pensare a Sant'Ambrogio e San Gregorio Papa, San Benedetto e Santa Scolastica, San Francesco e Santa Chiara, San Domenico e Sant’Antonio e inoltre tutti i santi del Rinascimento a partire da San Filippo Neri, fino ai più grandi santi più vicini al nostro tempo, tra i quali spiccano le figure di San Giovanni Bosco, San Giuseppe Benedetto Cottolengo e San Leonardo Murialdo. È infine doveroso menzionare le innumerevoli fondatrici di Congregazioni e le suore dedite all’accoglienza dei poveri e alla cura degli anziani e degli ammalati. Le loro istituzioni sono divenute santuari e le loro tombe meta di pellegrinaggio e di ricerca interiore.
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